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Giovedì, 12 Aprile 2018 11:08

La sbarra a terra

La sbarra a terra è una tecnica di supporto utilizzata dai danzatori durante le lezioni per migliorare la tecnica e perfezionare i movimenti.
 
L’idea della "barre à terre" o "barre au sol" si deve a Boris Kniaseff, un ballerino e maestro russo che negli anni ’50 ha insegnato danza a Parigi. Secondo alcuni il maestro fu costretto ad utilizzare questo nuovo metodo d’insegnamento perché nell’edificio storico dove teneva le sue lezioni non era permessa l’istallazione delle classiche sbarre da danza. Secondo altri invece Kniaseff fu semplicemente ispirato degli artisti del circo Medrano che si esercitavano per lo più con movimenti a terra.
 
Anni più tardi la paternità della tecnica è stata anche rivendicata da Zoula de Boncza, una ex ballerina dell'Opéra-Comique che ha inoltre racchiuso l’idea in un libro “La danse classique sans barre” interamente incentrato sulla sbarra a terra.
 
Quel che possiamo affermare con certezza è che sicuramente il metodo ha riscosso grande successo in tutto il mondo, con ulteriori sviluppi in Inghilterra (Maria Fay) e negli Stati Uniti (Zena Rommett).
 
stretching-e-sbarra-a-terra
 
Ma cos’è la sbarra a terra?
 
La sbarra a terra è un metodo di insegnamento di danza che prevede un insieme di movimenti da svolgere a terra in posizione supina, prona o su un fianco. Generalmente è inserito nella lezione di danza come riscaldamento e stretching, prima della performance vera e propria.
 
Durante una consueta sessione, l’insegnate detta ad alta voce i movimenti che gli allievi dovranno svolgere senza la possibilità di guardarsi allo specchio o guardare i compagni.
 
foto articolosbarra 2
 
Perché farla?
 
È una tecnica che offre innumerevoli benefici al danzatore. Infatti, aderendo al suolo, il corpo è soggetto ad una minore forza di gravità, che permette al ballerino di avere maggiore stabilità, maggior equilibrio e controllo nei movimenti.
 
Non a caso può rivelarsi un aiuto notevole in caso di infortunio agli arti inferiori, perché consente di gravare meno sulle gambe e comunque di allenarle.
 
La sbarra a terra quindi assicura un maggior focus nei movimenti (il ballerino non deve pensare a mantenersi in equilibrio) e permette di migliorare l’en dehors, l’apertura, la simmetria del corpo, garantendo un maggior sviluppo della propriocezione, un rinforzamento dei muscoli e un perfezionamento della postura.
 
Ecco un esempio di una esercizio di sbarra a terra 
 
 
Antonella Manili
 
Lunedì, 19 Marzo 2018 09:28

Salti nella danza: Jeté e Grand jeté

articolo salti fotoLo jeté è uno dei passi più noti nella danza classica. Il nome, corrispondente del francese “lanciare”, descrive il movimento che il corpo compie nell’esecuzione del passo stesso. In questo salto infatti il danzatore sposta il proprio peso corporeo da un piede sull’altro.
 
Come altri passi di danza, lo jeté richiede l’attenzione a molti dettagli che ne garantiscono una buona riuscita. 
 
Un buon salto è sicuramente aiutato da una buona partenza. È infatti la spinta dei piedi sul suolo a permettere un maggior slancio.
Per questo prima di partire è necessario fare un demi-plié.
 
Mentre si è ancora in demi-plié la gamba che inizia il passo (e che darà la direzione del salto) è liberata dal peso del corpo.
 
Una forte spinta permetterà di saltare in alto mantenendo per un istante il corpo in elevazione. 
SALTO FOTO 2
 
 
Il salto può terminare in vari modi, ma sempre su una gamba e in demi-plié per attutire il salto.
 
Durante tutta l’esecuzione è fondamentale inoltre avere rigidità nel core. Questo permetterà una maggiore stabilità e di “alleggerire” il peso rendendo il corpo meno gravoso e il salto più elevato.
 
Nello jeté, come in molti passi di danza, è fondamentale la forza esplosiva, ossia la capacità da parte del muscolo di esprimere la maggior forza nel minor tempo possibile. 
 
Esecuzione jeté
 
 
 
Esistono diverse varianti dello jeté.
Una delle più note è sicuramente il grand jeté. In questa variante una gamba viene lanciata in avanti tesa, l'altra è invece in Arabesque in modo da compiere in aria una spaccata. 
In questo video vengono evidenziati i muscoli coinvolti nel movimento e sono presentati diversi esercizi per la mobilità degli arti inferiori.
 
 
 
Esecuzione grand jeté nelle variazione
 
 
Antonella Manili
 
 
 
 
 
 
 
La merenda è e deve essere pensata come uno dei pasti principali di un bambino soprattutto sportivo; è un pasto strategico che deve fornire energia, vitamine e nutrienti necessari per la resa dell’attività in sé stessa ma soprattutto per garantire un apporto di calorie giusto e non esagerato. Bisogna, però, sfatare il mito che coloro che fanno sport debbano mangiare di più rispetto a chi non ne fa, poiché il fabbisogno giornaliero di un giovane sportivo varia molto anche in base ad altre attività quotidiane che vengono svolte nell’arco della giornata. Però attenzione: nel caso in cui il bambino sia normopeso la merenda non deve superare comunque le 180 calorie, bisogna per cui puntare su un frutto o uno yogurt in abbinamento ad una fetta biscottata, meglio se integrale oppure semplicemente alla classica fetta di pane e marmellata o miele. Nel caso invece di un bimbo sovrappeso la merenda non dovrà superare le 150 calorie: puntiamo a uno o due frutti, o yogurt e un frutto. Meglio lasciare i cibi più ricchi di proteine per la cena, poiché richiedono una digestione più lunga.
 
 
 
prima foto alimentazioneLe etichette, queste amiche sconosciute: bisogna imparare a leggerle.
 
Quante volte ci imbattiamo in prodotti da supermercato accattivanti, pratici e super colorati? Spesso. E quante volte ci soffermiamo a leggere con estrema attenzione un’etichetta? Mai. Sia per mancanza di tempo e sia perché spesso tante mamme mi pongono il problema di non saperle leggere e che quindi, non avendo una merenda sana preparata da casa, rifilano al proprio bambino la prima merendina che trovano sugli scaffali. L'etichetta è la carta d'identità dell'alimento: riporta informazioni sul contenuto nutrizionale del prodotto e fornisce una serie di indicazioni per comprendere come i diversi alimenti concorrono ad una dieta corretta ed equilibrata. Partiamo dal presupposto che non occorre impazzire ma ci sono delle piccole dritte che bisogna conoscere nella lettura delle etichette: in modo tale da usufruirne quando davvero, una tantum, non si hanno alternative alla merenda.
 
 
Ecco il decalogo del Ministero della Salute per orientarsi fra gli scaffali del supermercato ed evitare sorprese indesiderate a tavola dove troviamo un paio di punti che ci interessano per l’argomento Merenda:
 
1. Leggi scrupolosamente le etichette sulle confezioni. Più informazioni leggi, tanto migliore sarà il tuo giudizio su quel prodotto.
 
2. Ricorda, le illustrazioni riportate sulle confezioni sono puramente indicative. Hanno lo scopo principale di richiamare la tua attenzione e non sono necessariamente legate all'aspetto reale del prodotto.
 
3. Attenzione all'ordine degli ingredienti di un prodotto. Gli ingredienti sono indicati per ordine decrescente di quantità; il primo dell'elenco è più abbondante del secondo e così via.
 
4. Consuma il prodotto entro la data di scadenza indicata in etichetta. Dopo la scadenza il prodotto può deperire rapidamente e non essere più sicuro per la tua salute.
 
5. Non confondere la data di scadenza di un prodotto con il termine minimo di conservazione; se trovi sull'etichetta la dicitura "da consumarsi preferibilmente entro...", il prodotto, oltre la data riportata, può aver modificato alcune caratteristiche organolettiche come il sapore e l'odore ma può essere consumato senza rischi per la salute.
 
6. Controlla il peso netto/sgocciolato dell'alimento. Spesso possiamo essere tratti in inganno dalle dimensioni delle confezioni.
 
7. Se soffri di allergie alimentari controlla sempre nell'elenco degli ingredienti la presenza di eventuali allergeni. La lista degli allergeni viene periodicamente aggiornata alla luce delle conoscenze scientifiche più recenti.
 
8. Mantieni sempre i prodotti refrigerati e quelli surgelati alla temperatura indicata sull'etichetta e riponili, subito dopo l'acquisto, nel frigorifero o nel congelatore. Ricorda che il freddo non uccide i batteri anche se ne rallenta o ne impedisce temporaneamente la crescita.
 
9. Se compri pesce in pescheria controlla i cartelli esposti. Accanto al pesce fresco si può vendere anche pesce decongelato, il venditore è tenuto ad esporre le indicazioni obbligatorie, tra cui quelle sulla provenienza.
 
10. A parità di qualità e prezzo preferisci gli alimenti confezionati con materiale riciclato/riciclabile; leggi bene le indicazioni sul materiale utilizzato per il confezionamento o l'imballaggio (AL alluminio, CA cartone, ACC acciaio ecc), darai una mano alla salvaguardia dell’ambiente.
 
 
Soffermiamoci su due punti fondamentali: il punto 2 e il punto 3: le immagini che raffigurano il prodotto sono PURAMENTE indicative, purtroppo spesso fuorvianti e ingannevoli. Mamme, non acquistate una merendina solo perché l’incarto è colorato e accattivante: andate a leggere la lista degli ingredienti. Eh sì, perché se al primo posto troviamo zucchero, sciroppo di glucosio, fruttosio o simili, state per dare a vostro figlio un alimento STRA-CARICO di zuccheri! ATTENZIONE: la soluzione non è eliminare completamente gli zuccheri ma farne un uso appropriato e non eccessivo poiché è molto meglio lo zucchero contenuto in un frutto piuttosto che quello contenuto in un dolce confezionato. Fate molta attenzione all’ordine in cui sono scritti gli ingredienti e interrogatevi se scegliere o meno quell’alimento se quella lista non vi convince (ultimamente mi è capitato di leggere di persona un’etichetta di una crema spalmabile alla nocciola in cui nella lista degli ingredienti la nocciola non figurava proprio!) Approfondiremo il tema delle etichette nel prossimo articolo.
 
 
Raccogli le informazioni e scegli la merenda adatta a tuo figlio.
 
Dopo aver letto con attenzione gli ingredienti, cerca la provenienza del prodotto, dove viene lavorato e confezionato e l’origine delle sue materie prime: leggere l’etichetta di un miele con tanto di bandierina italiana e in fondo alla confezione, in piccolo, scovare MISCELA DI MIELI EUROPEI non è forse un’informazione degna di attenzione? 
Come step successivo nella lettura dell’etichetta di una merenda vi suggerisco di cercare sulla tabella nutrizionale l’apporto calorico di tale prodotto: qui sotto ho riportato l’apporto calorico specifico di cui ha bisogno un bimbo, in base a sesso, età, peso e livello di attività fisica: 
alimentazione unitaAttività fisica a digiuno oppure no?
 
Diciamo che tranne in casi davvero particolari si consiglia di consumare un pasto principale (pranzo) almeno due ore prima e una merenda un’ora prima di fare sport. Si raccomanda in generale di assumere carboidrati di facile assimilazione ovvero carboidrati semplici e poco elaborati, che permettono al piccolo di rendere nell’attività senza avere carenze nutrizionali e/o affaticamento.
 
 
Esempi pratici di pasti e di merende:
  • Se l’attività si fa di mattina, una colazione ad hoc comprende una tazza di latte, due fette biscottate con marmellata o miele, oppure un bicchiere di spremuta d’arancia o altri agrumi con una fetta di pane tostato e marmellata oppure uno yogurt bianco con un pancake fatto in casa con miele, sciroppo d’acero o marmellata.
  • Se si fa sport nel primo pomeriggio, sì ad un pranzo a base di pasta o riso senza condimenti troppo elaborati, un contorno di verdure e un frutto.
  • Se la lezione è nel tardo pomeriggio, a merenda va benissimo una fetta di crostata o ciambellone o atro dolce FATTO IN CASA più un frutto o un succo di frutta 100% frutta senza zuccheri aggiunti o un quadratino di cioccolato e uno yogurt. In tutti i casi no alla bistecca o al panino/pizza con affettato, perché le proteine richiedono una digestione più lenta: meglio lasciarle per la cena soprattutto nei casi in cui l’attività fisica viene svolta in modo intenso durante le tarde ore del pomeriggio.
  • Il momento della merenda spesso può essere percepito come un obbligo dai nostri figli ma dobbiamo fargli capire che invece è un piacere perché hanno la possibilità di scegliere cosa mangiare e di cambiare ogni volta che lo desiderano: variare è infatti il segreto per spronarli a fare la merenda. Un frullato di frutta di frutta fresca, una manciata di frutta secca, mela cotta e cannella o una fetta di ciambellone, possono essere considerate ottime varianti alla frutta e allo yogurt che spesso non vengono molto apprezzati; variare è dunque fondamentale per far conoscere ai propri bimbi tutti i gusti e insegnare loro ad apprezzarli. 
E dopo lo sport che cosa è opportuno mangiare? 
 
Se siamo in prossimità dell’ora di cena o di pranzo, all’uscita dalla palestra è consigliabile non mangiare nulla; se è ora di merenda, è sufficiente qualcosa di leggero, come uno yogurt o un tè con qualche biscotto. In ogni caso meglio non appesantirsi, per non creare squilibrio tra quanto è stato consumato con l’attività fisica e quanto si reintegra con l’alimentazione.
 
 
In conclusione:
 
Saper leggere correttamente le etichette rappresenta un atto di responsabilità verso il nostro benessere e verso le persone, i bambini in particolare, che mangiano le cose che noi acquistiamo. Ci aiuta, infatti, ad impostare una sana alimentazione non solo per loro ma per tutta la famiglia. La scelta della merenda in particolare deve essere consapevole ed oculata. Il consiglio finale è quello di evitare la merenda doppia: meglio scegliere tra una merenda prima o dopo l’attività fisica. Puntare su una merenda più energetica e più digeribile è la scelta migliore in assoluto. 
Dr.ssa Serena Fioravanti 
 
Dr.ssa Serena Fioravanti Biologa Nutrizionista Roma
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Martedì, 20 Febbraio 2018 16:58

6 Consigli per migliorare la tua Pirouette

Jenifer Ringer direttrice della Colburn Dance Academy suggerisce quali siano, secondo lei, i punti da seguire per riuscire a fare una perfetta pirouette doppia.

foto articolo pirouette

1. Abbi fiducia nella tua quinta: è difficile credere che la quinta posizione ti dia abbastanza forza per girare. 
Come risultato, Jenifer Ringer vede danzatori “andare in avanti, sporgere le gambe, muovere i piedi così che alla fine non stanno veramente girando dalla quinta”. 
Prova a fare una piroette singola pulita senza barare. 
 
“Il movimento deve essere capito” ammette, ma almeno questo ti permetterà di girare di più “senza perdere la tecnica”.
 “Spingi sul pavimento quando ti prepari ma non ti fermare” ricorda Ringer “il pliè dovrebbe dare la forza e lo slancio necessario per il relevè”.
 
2. Tieni le braccia chiuse: “non lasciare che il braccio che dà la spinta parta dopo” dice Ringer. 
Il braccio va di fronte, poi di lato, poi torna immediatamente nella prima posizione. In modo simile il dito che lavora va dietro il dito di supporto, poi di nuovo su, sotto il tuo naso come in partenza. 
 
3. Tieni il ritmo: usa il tempo per sviluppare una migliore consistenza: “trova qualcosa da dire a te stessa ogni volta, come “uno-due-su-giù”.
 
4. Usa tutto il tuo core: Ringer osserva che gli allievi spesso tirano la schiena senza però sentirsi “solidi” davanti. “Senti bene la pancia e la schiena, c’è come una gabbia stretta che parte dalle scapole e arriva alle braccia”.
 
5. Tirati su per finire il giro: alla fine dell’ultimo giro tira un pochino in alto i ginocchio, tenendo le dita del piede attaccate alla gamba tesa “tieni la schiena e il petto in alto così da poter finire in modo pulito” dice “e mantieni l’alzata nel bacino quando fai il pliè”.
 
6. Non far sì che la fine sia la vera fine: “la conclusione della piroette” Ringers precisa “è la preparazione per qualsiasi movimento successivo, anche se sei in un bellissima posizione e dopo devi fare l’inchino e uscire di scena”.
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Antonella Manili
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Dopo un doppio giro di successo riletti: cosa hai fatto per riuscirci?
Venerdì, 09 Febbraio 2018 17:09

Il bacino nella danza

La posizione eretta pone degli interessanti argomenti di statica e di dinamica.
Uno di questi argomenti riguarda l'articolazione del tronco sulle gambe, ovvero il bacino
 
Il bacino ci permette di piegarci in avanti ed indietro, di ruotare di lato e di compiere tutti i movimenti propri degli arti inferiori, come la deambulazione ma è anche il punto in cui si giocano le forze di gravità e di resistenza alla gravità. 
 
Se immaginiamo il nostro corpo come costituito da mattoncini, tipo Lego, risulta formato da due colonne: gli arti inferiori; da un cilindro: il tronco; e da due colonne collegate al tronco: gli arti superiori.
 
Il perno da cui dipende la nostra capacità di movimento è il bacino, posto tra gli arti inferiori ed il tronco. 
 
Importantissimo per tutte le altre persone, qualsiasi attività facciano, lo è in particolare per i danzatori.
Un cattivo funzionamento del bacino riduce, o rende impossibile, il movimento.
 
 
Com'è fatto il bacino?
 
Possiamo considerare il bacino come un grande anello osseo, con funzione di sostegno e trasmissione delle forze dinamiche, ed una parte muscolo-tendinea con funzione di contenimento e di movimento dei segmenti ad esso collegati, arti inferiori e tronco.
 
Le ossa che costituiscono il bacino sono poche, andando da dietro in avanti e girando per uno dei due lati, sono:
 
  • il gruppo sacro-coccigeo; centrale, asimmetrico perché presente singolarmente. È una specie di piramide rovesciata costituita dalle vertebre più basse fuse in due corpi, il sacro, subito sotto le vertebre lombari, ed il coccige, il tratto terminale della colonna.
  • l'osso iliaco; è una massa unica, simmetrica, cioè presente sia a destra che a sinistra, in cui si riconoscono tre parti: l'ileo, che costituisce la porzione posteriore e superiore e che si raccorda con l'osso sacro medialmente, l'ischio che definisce la porzione laterale dell'osso; il pube che raccorda le due ossa – ileo ed ischio – con la parte controlaterale mediante la sinfisi pubica che è un legamento tendineo molto forte, ma in grado di diventare molto elastico durante la gravidanza.
 bacinoarticfoto
La conformazione del bacino è diversa tra donna ed uomo. 
Nella donna l'anello è più ampio e più inclinato in avanti mentre nell'uomo ha ossa più robuste.
 
Lateralmente l'osso iliaco riceve, nella cavità acetabolare, la testa del femore, ovvero l'estremità superiore dell'arto inferiore.
I piani in cui si situano l'acetabolo, la testa del femore ed il corpo del femore sono tra di loro inclinati, in tal modo le forze dinamiche che giocano in questa area non sono trasmesse direttamente da una struttura all'altra ma si scompongono riducendone così l'azione compressiva e lesiva.
 
Le ossa del bacino sono tenute insieme da fortissimi legamenti ed importanti fasci muscolari. 
 
Molto importanti sono i muscoli profondi come il grande psoas (che si innesta in alto sulla colonna lombare) ed il muscolo iliaco (i cui fasci muscolari si innestano sull'osso iliaco), questi si uniscono prima di fissarsi sul femore costituendo la massa muscolare nota come ileo-psoas, ed il piccolo psoas (con origine sulle vertebre lombari) che corre davanti al grande psoas ma si ferma sulle ossa del bacino, ed i muscoli otturatore interno, otturatore esterno, gemello superiore, gemello  inferiore e piriforme. 
 
Tutti questi muscoli sono importanti per il movimento.
I tre muscoli grande psoas, iliaco e piccolo psoas giocano un ruolo importantissiomo nei movimenti di flessione e rotazione della tronco sugli arti inferiori. 
La loro azione è differente in funzione del punto fisso. Flettono, adducono (portano verso il piano mediale) ed extraruotano la coscia quando il punto fisso è la colonna; flettono, inclinano dal proprio lato il tronco o lo ruotano dal lato opposto quando il punto fisso è il femore.
 
L'armonia nella loro azione e nel rapporto con gli altri muscoli per determinare i movimenti della colonna e del femore è garantita dal sistema propriocettivo che regola la tensione di tutti i muscoli e tendini facendo in modo di consentire ad una parte di rimanere ferma detrminando così il movimento dell'altra o anche di bloccare tutte le parti mobili aumentando la tensione e la resistenza al movimento.
 
Il bacino contiene importanti organi come il tratto terminale dell'intestino (sigma e retto), l'utero (nelle donne) e la prostata insieme alle vescicole seminali e ai dotti deferenti (negli uomini), la vescica. 
La parte inferiore del bacino, detta pavimento pelvico, chiude la cavità addominale verso il basso. 
 
È costituita da fasci di muscolatura volontaria attraverso i quali passano le estremità terminale degli organi pelvici (retto, vagina e uretra nella donna) per aprirsi all'esterno. 
È particolarmente rilevante il ruolo svolto dal muscolo elevatore dell'ano. 
I due fasci pubococcigei, destro e sinistro, di questo muscolo formano, unendosi medialmente, lo iato urogenitale e quello rettale (aperture attraverso le quali passano la vagina e l'uretra, per raggiungere rispettivamente l'orifizio urinario e la vulva, e posteriormente il retto). 
Le tre parti oltre a sostenere gli organi viscerali e collaborare all'aumento della pressione intraddominale, contribuiscono alla continenza degli sfinteri e sono attive nella respirazione tranquilla.
 
La corretta tensione e funzione di questi muscoli diventa così molto importante nel contribuire a mantenere la funzione di contenimento degli sfinteri propri degli organi cavi pelvici ed inoltre, essendo muscoli del tipo volontario, ovvero possiamo consapevolmente esercitarli e migliorarne la funzione possono contribuire a combattere patologie come l'incontinenza ed il prolasso (ovvero discesa degli organi).
Dott. Antonio Cannistrà
 
Dott. Antonio Cannistrà, Medico, specialista in Ematoligia e Statistca Sanitaria.
Ricercatore per l'Italian Center for Single Session Therapy. 
 
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